"Penso quindi che lo sforzo richiesto dal nostro programma culturale dovrebbe essere quello stesso che ci fa pregare, lavorare ed amare. Come sanno fare i fucini: con forza e con gioia."

Scritti fucini, Giovanni Battista Montini

domenica 20 aprile 2014

Buona Pasqua 2014

TANTI AUGURI DAL GRUPPO FUCI
"GIUSEPPE TONIOLO"


Peter Paul Rubens - Resurrezione di Cristo (1616)
Galleria Palatina di Palazzo Pitti (Firenze)

Egli dormì perché stessimo svegli noi,
Lui che era morto perché fossimo vivi noi. 

Agostino d'Ippona
Sermo 221,4

lunedì 7 aprile 2014

"Pier Giorgio Frassati - Verso l'Alto"


Siete tutti invitati martedì 8 aprile, alle ore 17, presso la sala del Dottorato nel chiostro della cattedrale di San Lorenzo, a partecipare all'incontro che si terrà in memoria del beato Pier Giorgio Frassati.
Interverrà l'avvocato Marco Sermarini, fondatore della Compagnia dei “Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati”; l'incontro è promosso dal Gruppo FUCI “Giuseppe Toniolo”, dall'Azione Cattolica e dall'Arcidiocesi di Perugia - Città della Pieve.

Breve Biografia del Beato Pier Giorgio Frassati

Nasce nel 1901 a Torino da una famiglia ricca borghese. Quando, fanciullo, apprese i primi racconti del Vangelo, Pier Giorgio ne restò colpito, a volte in modo così profondo da diventare protagonista di gesti inattesi in un bimbo tanto piccolo. Dopo l'infanzia venne istruito con la sorella privatamente, e successivamente fu avviato alle scuole statali, ma Pier Giorgio in questi primi studi non mostrava molta attenzione, tanto che un anno fu bocciato. Vista la non brillante carriera scolastica, la famiglia lo affidò al salesiano don Cojazzi che oltre ad insegnargli la letteratura lo accosterà alla spiritualità cristiana. 

I Frassati erano una delle famiglie più in vista della città, di estrazione alto-borghese. Il padre Alfredo era proprietario del quotidiano «La Stampa», ma Pier Giorgio, che non voleva i soldi di suo padre, aveva dichiarato pubblicamente che la sua eredità l'avrebbe divisa tutta con i poveri. Per essi aveva intrapreso gli studi molto difficili di ingegneria per diventare ingegnere minerario e così potersi dedicare al servizio di Cristo fra i minatori, tra i più derelitti degli operai. Avrebbe potuto allietare la sua giovinezza con ricevimenti e feste da ballo, ma preferiva essere il "facchino" dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati... e come membro della Conferenza di S. Vincenzo visitare le famiglie più bisognose per portarvi conforto e aiuto materiale. Vi si recava generalmente al mattino, prima delle lezioni all'Università, oppure nelle uscite serali, carico di pacchi, vincendo con la carità l'umana ripugnanza che si accompagnava al tanfo nauseante di certi tuguri. 

Dinamico, volitivo, pieno di vita, Pier Giorgio amava i fiori e la poesia, le scalate in montagna. Spesso raggiungeva a piedi il Santuario della Madonna di Oropa, il grande tempio mariano del Piemonte. Arrivato al Santuario, dopo un'ora di marcia e completamente digiuno, era solito assistere alla Santa Messa, poi faceva la Comunione, quindi si raccoglieva in preghiera nel transetto di destra, davanti all'immagine della Vergine Bruna. Nel ritorno verso casa recitava il Rosario lungo la via, ad alta voce, cantando le Litanie. Pier Giorgio amava anche comporre dei rosari con i semi di una pianta di Pollone, che poi regalava agli amici. Era questo un modo per ricordare loro l'impegno della preghiera e la devozione verso la Vergine, che per lui era irrinunciabile.

Il 28 maggio 1922, nella chiesa torinese di San Domenico, ricevette l'abito di terziario domenicano: Pier Giorgio, da fervente discepolo di San Domenico, recitava ogni giorno il Rosario, che portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, anche in tram o sul treno, persino per strada. 

 "Il mio testamento - diceva, mostrando la corona del Rosario - lo porto sempre in tasca". Il 30 giugno 1925 Pier Giorgio accusa degli strani malesseri, emicrania e inappetenza: non è una banale influenza, ma una poliomielite fulminante che lo stronca in soli quattro giorni, il 4 luglio, tra lo sconcerto e il dolore dei suoi familiari e dei tanti amici e conoscenti, a soli 24 anni. Sulla sua scrivania, accanto ai testi universitari, erano aperti l'Ufficio della Madonna e la vita di Santa Caterina da Siena. Nasceva alla vita del Cielo di sabato, giorno mariano, così come anche di sabato, il Sabato Santo di ventiquattro anni prima, era venuto al mondo. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 20 maggio 1990.

info: presidente@perugia.fuci.net

lunedì 17 marzo 2014

"Giovannino Guareschi: un uomo libero" - Sesto testimone

«Per comporre la biografia civile di Guareschi bisogna riconoscere i suoi tre paradossi: dopo due anni nei campi di concentramento nazisti, passò per un fascista; dopo aver vinto la battaglia nel ’48, appoggiando la Dc di De Gasperi, finì in galera per la querela del medesimo De Gasperi; dopo aver umanizzato i comunisti, fondò il settimanale più efficace nella lotta al comunismo e là scrisse il primo libro nero del comunismo.» 

Marcello Veneziani

Giovannino Guareschi
 (Fontanelle di Roccabianca, 1º maggio 1908 – Cervia, 22 luglio 1968)


Giovannino Guareschi è uno degli scrittori italiani più venduti al mondo, nonché lo scrittore italiano più tradotto in assoluto. Le sue opere racchiudono una profonda religiosità, che affonda le radici nella formazione ricevuta da sua madre, ma anche dalla tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale e dall’internamento in un lager nazista cui fu sottoposto insieme a tutti quegli ufficiali italiani che, come lui, avevano rifiutato di servire la Repubblica Sociale di Mussolini.

Con una periodicità pressoché stagionale, le televisioni pubbliche e private ripropongono da anni i film del ciclo di Don Camillo, liberamente (forse anche troppo) ispirati ai racconti di Giovannino Guareschi. Il favore presso il pubblico è sempre di grado elevato, e ciò ha consentito da una parte il perpetuarsi della popolarità delle "maschere" di Don Camillo e Peppone a più generazioni, ma non sempre ha reso pienamente merito al loro creatore: infatti la trasposizione cinematografica ha in gran parte tradito lo spirito originario dei racconti, tanto da suscitare a suo tempo le proteste dello stesso Guareschi nei confronti dei registi e degli sceneggiatori, stemperando spesso in un tiepido irenismo quello che era un confronto onesto, leale, ma anche duro e serrato tra le ragioni dell’umanità, del buon senso, e quelle dell’ideologia, che avvelenava (e avvelena) i cuori e le menti.

Senza Gesù Cristo non si va nessuna parte: questo è il Vangelo dei semplici, il Vangelo di don Camillo.

Guareschi è certamente un grande scrittore, e nonostante la peculiarità dell’ambientazione delle sue storie, ricche degli umori e dei sapori della sua terra, è scrittore di respiro europeo, apprezzato e compreso come pochissimi altri nostri autori.

C’è un ulteriore Guareschi, infine, da riscoprire: è lo scrittore che -forse più di ogni altro- ha rivolto la propria attenzione alla famiglia, tanto che si può parlare di Giovannino sia come di uno scrittore per la famiglia, ma anche di scrittore della famiglia: In tutta la sua opera c’è grande attenzione, rispetto, amore, per il rapporto tra genitori e figli, tra uomo e donna innamorati, persino tra nonni e nipoti. La casa, la terra, l’amore per la propria storia, il ricordo dei propri morti e la speranza per i propri figli sono la spina dorsale di una civiltà che Guareschi amava, cui apparteneva, che ci ha descritto con realismo e con tenerezza, e che suscita nei lettori il desiderio di preservarne il senso. Guareschi muove alla nostalgia, certamente, ma alla nostalgia di qualcosa che è bello, buono, giusto, pulito: non è sterile passatismo, è la volontà di mantenere il mondo e sè stessi quali Dio li ha fatti, segnati dal peccato originale ma destinati al bene.


L'incontro sarà guidato dal prof. Massimo Liucci che ci aiuterà a conoscere meglio la vita e le opere di questo brillante scrittore tutto italiano.
L'appuntamento è per mercolei 26 marzo, alle ore 21:15, presso la nostra sede (Casa delle Associazioni) in via Antinori 4.

APERTO A TUTTI!

info: presidente@perugia.fuci.net

venerdì 17 gennaio 2014

COMUNICATO STAMPA - 17/01/2014


Il Gruppo FUCI "Giuseppe Toniolo" di Perugia esprime tutta la sua gioa per la creazione a Cardinale di S.E. Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, e ringrazia vivamente Sua Santità per questo dono fatto alla realtà ecclesiale umbra.

Vogliamo inoltre manifestare, con filiare rispetto, tutta la nostra vicinanza e tutto il nostro affetto all'Arcivescovo, che in questi anni non ha mai mancato di sostenerci e di incoraggiarci nelle nostre iniziative e nel nostro impegno al servizio della Chiesa.

IL PRESIDENTE
Fabrizio Saracino

venerdì 3 gennaio 2014

Cineforum: Lo scafandro e la farfalla

Carissimi amici, 
siete tutti invitati mercoledì 22 gennaio 2014 per la visione del film "Lo scafandro e la farfalla". L'appuntamento è per le ore 21:00 nella nostra sede (Casa delle Associazioni) in via Antinori 4.


L’uomo travolto da un’improvvisa, terribile tragedia che scopre la sua vera natura e il senso più profondo della vita 

Premio per la miglior regia a Cannes, quattro nomination agli Oscar. Il bellissimo e commovente “Lo scafandro e la farfalla” del regista americano Julian Schnabel, racconta in 112 minuti la vicenda drammaticamente reale del francese Jean-Dominique Bauby. Colpito da ictus all’età di 42 anni, Bauby (autore di successo e redattore capo della prestigiosa rivista francese Elle) rimase poi vittima di una rara sindrome che lo paralizzò dalla testa ai piedi rinchiudendolo nel suo stesso corpo, come in uno scafandro. L’uomo dettò la sua autobiografia, da cui è tratto il film di Schnabel, in poco più di un anno utilizzando solo il battito di una palpebra, l’unica parte del corpo che era in grado di governare, perché per ogni altra funzione dipendeva dalle macchine. Un calvario di 16 mesi (Bauby si spense il 9 marzo 1997, dieci giorni dopo la pubblicazione del volume), ma anche un incredibile inno alla vita, vista e vissuta attraverso quell’occhio capace di esprimere tutta la profonda essenza di un uomo così umiliato e imprigionato, ma libero come una farfalla, nei battiti di quelle palpebre.
È possibile che l’essere umano travolto da un’improvvisa, terribile tragedia scopra la sua vera natura e il senso più profondo della vita? Dobbiamo ammalarci ed esplorare i meandri dell’inferno perché ci appaia un angelo pronto ad aiutarci? Parte da queste domande Schnabel per dare vita a un autentico capolavoro intriso di straordinaria umanità, poesia, persino ironia, com’era nelle corde dello sfortunato Bauby, interpretato dal bravo Mathieu Amalric. Ma c’è anche profonda disperazione. Come quando, appena appreso a comunicare con il movimento delle palpebre, le sue prime parole sono: “Voglio morire”. “Parole oscene e irrispettose” secondo la sua fisioterapista (Emmanuelle Seigner) che a quell’uomo sta dedicando tutta se stessa. E Bauby scoprirà come la vita valga la pena di essere vissuta comunque.
Le infermiere, la moglie, i figli (delicatissima la scena del mare), gli amici, tutti si adattano alla sua nuova condizione e lo incoraggiano ad andare avanti in un viaggio che riserva anche momenti di ironia, non certo inaspettati per chi ha conosciuto direttamente certe situazioni di fragilità estrema: perché la capacità degli uomini di trovare risorse positive dentro se stessi è davvero infinita. Commovente tra le altre scene, a volte amare a volte dolcissime, anche un altro momento forte della pellicola: la telefonata con l’anziano padre invalido, disperato per non poter stare accanto al proprio figlio.
Un tema, quello dell’intangibilità e sacralità della vita, spesso tabù sul grande schermo o affrontato piuttosto per ribadire il diritto all’eutanasia, è trattato da Schnabel in maniera sorprendente. Il regista ci ricorda infatti che anche un’esistenza apparentemente così miserabile può ancora riservare gioia e serenità, emozioni e sogni da cercare tra memorie e immaginazione. Intrappolato, con il protagonista, tra membra inerti per quasi un’ora, lo spettatore assiste quasi con l’occhio stesso di Bauby (e di Schabel) alle vicende che si dipanano sullo schermo con quello stesso sguardo, ascoltando la voce di un uomo che nei suoi monologhi interiori si chiede se quella si possa chiamare vita, che rimpiange cose mai dette, gesti mai compiuti, amore mai dato, la gioia perduta senza però mai perdere, persino, un innato senso dell’umorismo.
Un film importante, anzi necessario: in tempi di dibattiti gridati e furenti rivendicazioni di presunti “diritti” di morire, di battaglie ideologiche giocate sul concetto scivoloso di “qualità della vita”, il film è un invito a fare silenzio. Di fronte a qualcosa di più grande.


info: presidente@perugia.fuci.net

mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale & Felice 2014

TANTI AUGURI DAL GRUPPO FUCI 
"GIUSEPPE TONIOLO" 


Michelangelo Merisi da Caravaggio
La natività con i santi Francesco e Lorenzo (1609)
Chiesa di San Lorenzo (Palermo)

"Dio si è fatto uomo; cosa diverrà l'uomo, se per lui Dio si è fatto uomo? Questa speranza ci consoli in ogni nostra tribolazione e tentazione di questa vita." 
Sant'Agostino d'Ippona

lunedì 21 ottobre 2013

"John Henry Newman: dall'ombra e dai simboli alla verità" - Quinto testimone

«Ex umbris et imaginibus in Veritatem» 
«Dalle ombre e dagli spettri alla Verità»

Così recita l’epitaffio sulla tomba del cardinale John Henry Newman (1801-1890), il pastore anglicano che abbracciò il Cattolicesimo dopo lunghi anni di elaborazione intellettuale, filosofica, teologica e che il 19 settembre 2010 è stato beatificato a Birmingham da Benedetto XVI, durante il suo viaggio in Gran Bretagna. Tutta la sua vita è la prova più evidente e concreta che la ragione può unirsi alla Fede per approdare a Santa Romana Chiesa, l’unica vera custode degli insegnamenti di Gesù Cristo.

"John Henry Newman: dall'ombra e dai simboli alla verità"

Beato Card. John Henry Newman
"Cor ad cor loquitur"
(Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890)

L'incontro sarà guidato dal prof. Massimo Liucci che ci aiuterà a conoscere meglio la vita e le opere di questo grande religioso inglese.
L'appuntamento è per mercolei 30 ottobre, alle ore 21:15, presso la nostra sede (Casa delle Associazioni) in via Antinori 4.

APERTO A TUTTI!

info: presidente@perugia.fuci.net